Un dialogo intimo con Germano Lanzoni sulla forza della comunità, la narrazione del dolore attraverso il sorriso e quel senso di appartenenza che ha trasformato il palco del Teatro Menotti in un unico, grande cuore milanese
Il 16 febbraio scorso, il Teatro Menotti di Milano ha registrato un “tutto esaurito” che andava ben oltre il successo di botteghino. Germano Lanzoni è salito sul palco per i Virgiliani, regalando ai genitori, agli studenti e a tutta la città uno spettacolo straordinario messo a disposizione gratuitamente. Non è stata solo una serata di satira e musica, ma un momento di pura coesione civica per sostenere la raccolta fondi dedicata a Sofia, Francesca, Leonardo e Kean. In questa intervista, Germano ci racconta cosa lo ha spinto a sposare la nostra causa e perché, quella sera, ci siamo sentiti tutti parte di un’unica, indissociabile classe di scuola…
Il mese scorso sei salito sul palco del Menotti per i Virgiliani. Cosa ti ha spinto a rispondere con tanta generosità alla chiamata per i ragazzi del Virgilio?
Quel senso antico di appartenenza a una comunità: quando qualcuno ha bisogno di te e tu puoi esserci, la disponibilità diventa una priorità.
Ho scelto di fare l’artista per trasformare ciò che vivo in testi e canzoni da condividere.
Durante lo spettacolo hai pronunciato una frase potente: “Siamo tutti la 3D”. Come si trasforma una classe scolastica nel simbolo di una città intera che non vuole lasciare solo nessuno?
Ho due gemelle del 2007. Il primo di gennaio di quest’anno, da papà, mi sono detto: “anche le mie figlie avrebbero potuto essere lì”. È una connessione umana.
La frase è nata spontanea, è uscita da sola. Quando sono nel flusso creativo, soprattutto sul palco, la mia narrazione ascolta testa e cuore, logica ed emozione. Cerca il dettaglio che unisce, che evoca il senso stesso della presenza, dell’incontro.
L’ho pronunciata alla fine della canzone “Eroi”, scritta per ringraziare le persone che ci hanno accompagnato in uno dei momenti più difficili della mia vita: la scoperta della sordità delle mie figlie e tutto il percorso di recupero.
In questa città ci sono persone che ogni giorno si occupano degli altri: chi lo fa per professione, chi per vocazione, chi come volontario. Lo fanno per un senso profondo di umanità. Perché ogni volta che ci prendiamo cura di qualcuno, diventiamo anche un po’ quell’altro. Nell’incontro, le vite dei singoli si fondono in un’unica identità.
E in quel teatro eravamo tutti lì per fare qualcosa per i ragazzi della Terza D, come se fossimo anche noi parte di quella classe.
Noi fondatori dell’Associazione, che ci stiamo impegnando nell’organizzazione e nella promozione di questi eventi di beneficenza per continuare ad alimentare e dare visibilità al crowdfunding che abbiamo aperto per i nostri studenti feriti, ripetiamo nelle nostre comunicazioni che “Ridere fa bene, fare del bene fa sorridere”.
Nel fragore delle risate di quella sera, hai percepito quel tipo di “sorriso” speciale che nasce dalla consapevolezza di fare qualcosa di utile?
Ai fondatori dell’associazione vanno i miei più sinceri ringraziamenti per aver creato una risposta concreta alle difficoltà, e rinnovo la mia totale disponibilità.
La serata è stata speciale proprio per il suo fine. La scelta della scaletta e dei pezzi aveva un unico obiettivo: creare risate per esaltare la vita, esorcizzare il dolore e generare qualcosa che andasse oltre lo spettacolo stesso.
Ho scelto di fare il comico perché non sopporto il dolore, in nessuna forma: fisica, psicologica, emotiva. Ho imparato che una risata sincera costruisce legami.
La missione continua: per esempio, per il 4 marzo abbiamo in scaletta lo spettacolo di teatro di improvvisazione “The Impro Night” e, a seguire, il 21 marzo un concerto molto particolare. E seguiranno altri appuntamenti.
Qual è il tuo augurio per il percorso di questi ragazzi e per la nostra associazione?
Noi, dal canto nostro, speriamo tanto che anche altri artisti nei prossimi mesi, come hai fatto tu, ci propongano di darci una mano a tenere alta la visibilità di questa emergenza, che durerà purtroppo ancora a lungo…
L’augurio è che tutto questo rimanga. Che sia un ponte per unire chi sta attraversando un momento difficile, una mano tesa verso chi deve rialzarsi.

Non dimentichiamo Crans Montana!
Aiutaci a sostenere il lungo percorso di recupero di Sofia, Francesca, Leonardo e Kean anche nei prossimi mesi.
Dona ora e ogni volta che potrai sul nostro GOFUNDME e partecipa ai prossimi EVENTI DI BENEFICENZA per questa raccolta fondi.
Anche solo piccoli contributi, se da parte di tante persone, faranno un’enorme differenza per tutti loro.
E per cominciare, ti aspettiamo sabato 21 marzo all’Auditorium Stefano Cerri di Via Valvassori Peroni 56, a Milano, per divertirci insieme con Coroseduto in concerto!
Perché… ridere fa bene e fare del bene – è il nostro motto – fa sorridere!
Prenotazione obbligatoria online al seguente link, con tutte le altre informazioni sul concerto: https://www.ticketsms.it/event/Coroseduto-In-Concerto-Milano-Auditorium-Stefano-Cerri-21-03-2026
